Angelo Saglietto

Soprannominato SOFO

CHI è SOFO?

Figlio di piccoli armatori di Porto Maurizio, Angelo Saglietto si diploma capitano all’istituto nautico, ma presto segue le sue passioni. Dalla filosofia all’esoterismo, dal simbolismo alla storia delle religioni, passando per l’archeologia e gli scavi della tana Bertrand, Saglietto si è occupato di ognuna di queste discipline e risulta difficile definire in poche parole la sua professione. Ci è riuscito il poeta Giovanni Boine, suo intimo amico, che racchiude in un soprannome, Sofo, la sua grande conoscenza di Saglietto.

Sofo, il sapiente, ha mantenuto una certa riservatezza sui suoi studi per timore che una divulgazione massiva e superficiale li potesse manipolare. I suoi manoscritti e la corrispondenza con i massimi esperti dell’esoterismo e dello gnosticismo sono numerosissimi (è stato anche contattato da Einstein per una sua interpretazione sul simbolismo dei sogni). Ora sono i discepoli di Sofo, Ito Ruscigni e Emanuele Saracini a ridare la giusta importanza a questa figura, valorizzando e pubblicando i suoi scritti.

Torniamo agli anni

’30

La campagna di scavi viene ufficialmente condotta da Carlo Gentile, ma è Saglietto a compiere il lavoro di ricerca archeologica vera e propria.

Con l’aiuto degli alpinisti Riccardo Parodi, Maurizio Bruno e G. B. Domoro. Nonostante ciò, i loro nomi non compaiono nelle relazioni ufficiali…

Angelo Saglietto, come Grace Crowfoot, ha un soprannome: Sofo, ovvero il sapiente, colui che sa. Ed in effetti chi lo ha conosciuto e ha lavorato con lui ricorda la sua immensa conoscenza e l’enorme quantità di manoscritti, circa 8.000, che ha lasciato. Diplomatosi all’istituto nautico, Sofo si dedica allo studio dell’antroposofia, delle religioni antiche, dell’esoterismo, del simbolismo e alla scrittura: una routine interrotta da poche ore di sonno per notte. 

Il lavoro di Sofo nella tana Bertrand prosegue e completa quello della Crowfoot. Oltre al rinvenimento di nuovi reperti, alle misurazioni e ai disegni della tana, Sofo interpreta a livello antropologico e filosofico i resti ritrovati. Le sue ricerche interdisciplinari sostengono che l’uomo preistorico non era un rozzo primitivo, ma aveva conoscenze tecniche e idee religiose profonde, che hanno dato origine alla spiritualità delle grandi civiltà. Dunque Saglietto reinterpreta la Preistoria, come culla delle nostre culture, da cui discendiamo. Ma noi siamo sicuri di essere l’evoluzione di quell’uomo?

Sofo riesce ad arrivare alla radice di ogni situazione. Anche nel caso dei reperti della tana non si è fermato all’oggetto e alla sua descrizione, è andato oltre, cercando di capire la sua funzione e il suo significato simbolico e spirituale. I resti ritrovati vengono interpretati da Sofo in base al ruolo che potevano avere per la religione dei popoli liguri, in particolare, secondo Sofo, fanno riferimento alla divinità solare.

E tu? Se trovi dei cocci, ti fermi alla superficie o scavi più a fondo? Riusciresti a farlo guardando dentro te stesso? Avresti lo stesso coraggio di Grace Mary Crowfoot per entrare nella buia tana Bertrand e la passione di Sofo per “scavare nella profondità dell’animo” umano?

Il mistero degli scavi

Nel 1930 inizia la prima campagna di scavi ufficiale dopo le esperienze di Grace Mary Crowfoot. A capo della ricerca vi è Carlo Gentile, direttore dell’Osservatorio meteo-sismico di Imperia, per questo gli scavi svolti tra il 1930 e 1931 sono passati alla storia come “scavi Gentile”. Eppure il ruolo del direttore dovrebbe essere ridimensionato. Sembra infatti che Gentile abbia partecipato solamente alla prima spedizione, per valutare le condizioni del tragitto e della tana stessa. Al fianco di Gentile vi sono il capitano Angelo Saglietto, gli alpinisti Riccardo Parodi, Maurizio Bruno e G. B. Domoro. Sono loro a condurre gran parte degli scavi e a scoprire i reperti, nonostante i loro nomi non compaiano nelle relazioni ufficiali (in particolare ci riferiamo all’articolo di Pietro Barocelli, Notizie sul giacimento preistorico della “tana Bertrand” (Badalucco) del 1933 e la relazione di Gian Piero Martino e Massimo Ricci del 1978).

L’unico documento che riporta la firma di Sofo è il rilievo della tana: in basso a destra si legge “Cap. Saglietto”.Nel rilievo riproduce la tana, le sezioni degli scavi effettuati e quelle ancora da scavare. Anche in questo caso gli scavi degli anni ‘30 sono chiamati Gentile, per distinguerli da quelli di Crowfoot. 

Come spesso accade sono i quotidiani a darci qualche indicazione in più: sul periodico “Il lavoro” di mercoledì 10 settembre 1930 Gentile scrive un resoconto della prima spedizione esplorativa. Cita i suoi assistenti e in particolare Saglietto. È proprio Gentile che in questo articolo lascia intendere che non si è occupato materialmente degli scavi: “A ogni colpo che i miei esploratori, osservando le prescritte cautele, davano al terreno grasso della Caverna, rimettevano in luce qualche elemento ricercato”. Tra i suoi esploratori, forse alla loro guida, vi era Saglietto.

 

Vorremmo quindi qui donargli, seppur in ritardo, quella riconoscenza ed onore per il suo lavoro di ricerca archeologica, vera e piena, che per anni gli sono stati negati e che invece certamente merita.

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