Badalucco Museum
Entra nella Tana Bertrand
Museo Archeologico G.M. Crowfoot
Museo di Badalucco dedicato a G.M.Crowfoot
LA GROTTA
Nascosta tra le montagne di Badalucco, la grotta situata in località Bertrand e studiata sin dall’Ottocento per le specie di insetti che vivono al suo interno, diviene un sito archeologico grazie alla casuale scoperta di Grace Mary Crowfoot. Nel 1906 la naturalista inglese trova all’interno della grotta resti umani risalenti all’età del Rame, che non lasciano dubbi sul suo utilizzo: la tana, sul fianco occidentale del Monte Faudo, a 800 metri s.l.m., è una grotta sepolcrale. Per tutelare questo bene, notificato dalla Soprintendenza nel 1934, e le forme di vita al suo interno, l’accesso è consentito solo ai ricercatori. Non disperare, sarà Grace Crowfoot a portarti alla scoperta della tana Bertrand.
I REPERTI
Pubblicai il resoconto delle mie scoperte nell’articolo “Note sugli scavi in una grotta ligure”, apparso sulla rivista «Man» nel 1926: erano passati esattamente 20 anni dai primi scavi. Perché così tanto, direte voi. Avrei voluto tornare a Badalucco, compiere altri scavi e pubblicare un articolo più completo, ma la vita mi portava sempre più lontano dalla Liguria. Scelsi quindi di scrivere il resoconto, magari parziale, consapevole del fatto che molto altro sarebbe stato scoperto dai miei colleghi archeologi. Se avrete modo di leggerlo, troverete il disegno della grotta fatto da me. Potete immaginare quanto sia stretta e buia?
Nell’articolo apparso sulla rivista «Man», Grace Crowfoot descrive quanto ritrovato nella tana Bertrand tra il 1906 e il 1909: punte di freccia in selce, un ago ricurvo e pendenti in osso, gusci a chiocciola, resti animali, ossa umane, in particolare omeri e frammenti di cranio riferibili a circa 10 individui, circa 300 perline in ematite e steatite di forme diverse. Alcune di queste formano collane particolari perché caratterizzate da un’alternanza di perline semplici e perline con una protuberanza, le cosiddette pietre lavorate ad alette, un ornamento rappresentativo dell’età del Rame, tipico della Francia e per la prima volta scoperto in Italia. Questo ci suggerisce la possibilità di scambi e relazioni tra le popolazioni della Valle Argentina e quelle del sud della Francia.
Successive ricerche hanno portato alla luce pendagli lavorati in pietra e in osso di cinghiale, altre perline ed ulteriori ossa umane, che fanno salire a 12 il numero di individui sepolti nella tana. Dagli scavi “Gentile” sono emerse lastre di pietra con disegni semplici, forse utilizzate come copertura delle tombe, una piccola ascia in pietra verde, una cuspide di pietra e un fermaglio. È significativa l’assenza di ceramica, tipico indicatore di un abitato.
Tutti i ritrovamenti hanno quindi confermato le ipotesi di Mary Grace Crowfoot: la tana Bertrand era utilizzata come luogo di sepoltura e i reperti sono parte di più corredi funerari lasciati ai defunti. Le sepolture sono state danneggiate e rimescolate in epoche successive, nessuna si è conservata integra. Un’ipotesi plausibile, avanzata da Gentile, afferma che le ossa siano state spostate ai lati della grotta per far posto ad altre sepolture, ma probabilmente emergeranno nuovi particolari; secondo le più recenti ricerche, basate sugli scritti e sui disegni di Angelo Saglietto, sembra che sia possibile ricostruire la posizione originaria di almeno una sepoltura.
Dove si conservano i reperti
Quando ritrovai i resti umani nella tana Bertrand, l’istituzione museale di riferimento nell’imperiese era il museo Bicknell di Bordighera. Fu quasi spontaneo, quindi, donare a questo museo le ossa umane che giacevano nella tana.
Sin dalla loro scoperta, i reperti della tana Bertrand subiscono una dispersione. In mancanza di una legge che tuteli il patrimonio nazionale, molti reperti vengono portati in Inghilterra dalla stessa Crowfoot: si tratta di due collane di perle in steatite e in osso, alcuni pendenti e punte in osso. Rimasti per qualche decennio alla famiglia, dopo la morte di Molly vengono donati all’Ashmolean Museum di Oxford, dove lavora Joan, la secondogenita dei Crowfoot. Attualmente sono ancora conservati presso questo museo.
Dal resoconto di Mary Crowfoot sappiamo che i resti umani trovati durante i suoi scavi vengono donati da lei stessa al museo Bicknell di Bordighera, cui si aggiunge la donazione di una collanina di perle ad alette fatta da Molly nel 1948. Successivamente, il museo Bicknell dà in comodato d’uso l’intera collezione al museo civico di Sanremo, gestito dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri, dove è esposta ancora oggi. Altre perline semplici e ad alette provenienti dagli scavi fanno parte delle collezioni dell’Università di Genova, mentre la più importante collana di perle ad alette è conservata al museo Pigorini di Roma, acquistata nel 1935 dal neodirettore Pietro Barocelli.

